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Dalla Metro alla TV a suon di tapping
Guglielmo Malusardi, Axe Magazine - Marzo 2006

Katherine King, meglio conosciuta con il nomignolo Kaki che lei stessa si diede da piccola data l'impossibilita' di pronunciare il suo nome per intero, e' una delle giovani rivelazioni della chitarra acustica. Grazie al profondo interesse per la musica che si respira in famiglia, Kaki a quattro anni prende lezioni di chitarra classica; il rapporto con la sei corde inizia, pero', nel peggiore dei modi e dopo un solo anno decide di smettere e provare con la batteria (strumeno che ancora suona). La passione per la chitarra riaffiora verso gli undici anni quando si entusiasma per Johnny Marr (ex-chitarrista degli Smiths) e Graham Coxon dei Blur; piu' tardi, l'ascolto di artisti come Michael Hedges, Leo Kottle, Preston Reed e Alex De Grassi sviluppa in lei un profondo interesse per il fingerstyle. Trasferitasi a New York per motivi di studio (e' nata ad Atlanta), Kaki comincia a suonare nei gruppi scolastici e all'indomani dell'attacco terroristico dell' 11 Settembre decide, come segno di ripresa e rinascita intellettuale, di imbracciare lo strumento e andare a suonare in metropolitana. Ben presto comincia a farsi conoscere e apprezzare, registra un demo di pezzi scritti negli anni del liceo che le permette di avere il suo primo ingaggio al famoso locale "alternativo" newyorkese Knitting Factory. L'abbiamo intervistata per voi in occasione di un concerto realizzato a Milano.


Parlaci dei tuoi inizi : hai iniziato con la batteria ?

No, il primo strumento e' stato una chitarra regalatami dai miei genitori. Poi verso i nove anni, ho suonato la batteria.

A proposito di batteria, come mai, secondo te, molti chitarristi hanno iniziato suonando questo strumento ?

La batteria e' un grande strumento da imparare per ogni musicista; ti insegna tantissimo in termini di timing e feel. Diversi musicisti che ho incontrato, non solo chitarristi, hanno imparato a suonare la batteria.

Quali sono stati i chitarristi che ti hanno influenzato nello sviluppo del tuo stile ?

Questa domanda non ha molto senso per me. Mi chiedono sempre quali chitarristi mi abbiano ispirato, ma posso dire che la musica di Bjork, Depeche Mode e Ciaikovsky (compositore russo del periodo tardo romantico, NdR) ha contribuito allo sviluppo del mio stile piu' di ogni altro chitarrista.

Fra le tu passioni citi tre grandissimi compositori come Stravinskij, Debussy e Prokofiev (fine '800, primo '900; NdR). Cosa puoi dirci a tal proposito ?


Mmm, Stravinskij a volte mi fa sentire come se tutti i muscoli del mio corpo si stringessero a tal punto che potrei schioccare come una frusta: ascoltare La Sagra della Primavera e' come sostenere un duro allenamento che stressa ogni muscolo. Alla fine, ti senti spossato, ma rilassato e soddisfatto con la consapevolezza che qualcosa in te e' cambiato.

Parlaci delle tue influenze non chitarristiche.

Ascolto qualsiasi cosa, raramente album di chitarristi. Ultimamente ascolto gruppi tipo Mouse on Mars, Boards of Canada, Sigur Ros ed altre trippy electronic bands (gruppi che si avvalgono dell'elettronica e spaziano dall'ipnotico al groovy, NdR). Il mio preferito e' quello dei Lush (band inglese formatasi alla fine degli anni '80, NdR), anche se non sono piu' insieme.

Dalla tua biografia e' evidente l'importanza del soggiorno a New York. Vuoi parlarci di questo periodo e di come hai sviluppato le tue tecniche ?

Agli inizi per me New York era un posto triste in cui mi sentivo estremamente sola. Ho passato molto tempo scrivendo pezzi.

Nei tuoi esordi hai suonato nella metropolitana...

Mah...Niente di speciale, solo una ragazza piccola che suonava nelle stazioni della metro. Ho suonato molto e raccolto un po' di soldi. La musica nelle stazioni della metropolitana e' una componente della cultura newyorkese e mi sentivo bene nel farne parte.

Parlaci del tuo primo disco, Everybody Loves You

L'ho messo insieme nello studio di un amico...E' un album veramente innocente perche' mentre incidevo non avevo proprio idea di quanta gente avrebbe potuto ascoltarlo.

Nei concerti e nel video di Playing With Pink Noise dimostri una certa presenza scenica. Come hai lavorato su questo aspetto ?

Direi che la presenza scenica e' qualcosa che si deve assolutamente imparare nel tempo. La qualita' dei miei spettacoli migliora molto quando ho un pubblico che interagisce con me, mi viene piu' facile raccontare storielle e fare qualcosa di divertente.

Nel disco ti sentiamo anche cantare, suonare la chitarra elettrica e la lap steel...

una chitarra da sola dopo un po' annoia, bisogna speziare aggiungendo elementi differenti.

Nelle tue performance c'e' spazio per le improvvisazioni ?

Apro sempre i miei spettacoli con un'improvvisazione e spesso creo un pezzo con la lap steel su un loop che realizzo al momento.

Alcune domande tecniche: le unghie della mano destra sono piuttosto lunghe: usi degli indurenti? Inoltre, nel tapping, non ti ostacolano ?

Uso uno smalto acrilico per rinforzarle, ma le taglio sufficentemente corte affinche' non mi creino problemi durante le esecuzioni in tapping.

Parlaci delle tue chitarre e della loro regolazione.

Suono chitarre Ovation accordate molto basse.

Quali accordature usi e che tipo di corde usi ?

Come dicevo accordature molto basse, a volte abbasso il mi (6°corda, NdR) fino a si (qui la ragazza ci prende in giro: le sue accordature sono molto piu' inusuali! NdR) utilizzo mute di corde light gauge.


Descrivici il tuo rig sul palco: amplificazione, effetti...

La mia Ovation entra direttamente in una D.I:, niente preamplificatori, Con la lap steel entro in un pedale volume, poi in delay, riverbero, octaver, una loop station Bosse, se non ho un ampli maneggevole, entro in un POD (Line 6, NdR), che da' al tutto un suono che mi piace molto.

Progetti per il futuro ?

Mangiare tanto pesce ed ibernarmi.

Vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani ?

Sono americana, ma nel cuore italiana (detto in Italiano, NdA)
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