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KAKI KING
Everybody Loves You
Mechanism Records

Chitarre Magazine - Gennaio 2006
di Luca Sghirinzetti

Due anni dopo la pubblicazione americana esce in Italia il debut-album, autoprodotto, della migliore allieva di Preston Reed. Premesse degne di un exploit. In effetti, Kaki King - cui riescono spontaneamente 'prodezze' come melodie a due mani e 'tapping' estremi - dimostra di essere in grado, tecnicamente e musicalmente, di espandere gli orizzonti della chitarra fyngerstyle. L'iniziale "Kewpie Station" e' l'emblema dell'orchestralita' di Kaki. Il basso suonato con la sinistra, gli armonici 'pescati' in tapping, uniti alla percussione della cassa generano un'onda ritmica che sembra provenire da una drum machine. "Carmine st." osa altrettanto: basso e melodia sono in tapping, mentre le unghie cercano nuovi suoni grattando la cassa. Tra i momenti slow, incanta il chord-melody di "Night After Sidewalk". L'album rivela un irriducibile spontaneismo compositivo e grande naturalita', ed e' percio un piccolo gioiello: tante parti sono state registrate di getto (come la diafana ghost track) e non deve stupire che alcune idee siano di difficile assimilazione. La musicalita', spesso atonale, di Kaki segue logiche intimistiche e inafferrabili - verrebbe da pensare ad una certa prog-fusion, come nella titletrack o nei viaggi cosmici di "Joi" e "Fortuna" - ma il tentativo di comprendere e' una sfida piu' che stimolante. L'edizione italiana offre tre bonus, tra cui l'espressionistica "L-Train, 1st Ave: Low", registrata da Kaki in una staziione del metro' di New York.

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