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KAKI KING IN CONCERTO
Alla Casa 139 di Milano


InSound Magazine - Giugno 2006
di Max Pontrelli

Avevo letto di lei sulla stampa americana e ultimamente la sua foto e' comparsa su diverse testate. Kaki King ha sollevato un bel po' di curiosita': il suo stile pirotecnico, basato sull'utilizzo della tecnica del tapping abbinata all'uso percussivo di diverse parti della cassa della chitarra, ha entusiasmato molti. Al concerto milanese ha proposto un repertorio anche cantato, composto quasi esclusivamente di pezzi originali (una cover di Morrisey degli Smiths) a un pubblico non composto solo dai "soliti chitarristi", ma abbastanza etereogeneo. I pezzi strumentali hanno confermato uno stile che attinge da diverse influenze. La sua passione per il chitarrista Preston Reed traspare ad ogni brano, alternata a frasi dal sapore latino e folk: le mani volano sulla tastiera in groove ritmici conditi con piccoli temi che si susseguono forse un po' monotoni.

In piu' Kaki utilizza una loop station per creare una base musicale composta dalla sovraincisione ciclica di parti suonate anche in modo percussivo. Questo stratagemma ormai un po' inflazionato crea curiosita' nel pubblico, ma spesso viene proposto in modo prolisso, facendo calare la tensione dello spettacolo. Bisognerebbe proprio che qualcuno si inventasse un modo diverso di dare varieta' alle performance suinate in "solo".

Kaki alterna la sua fida chitarra acustica ( un modello Adamas - Ovation che porta la sua firma e costruita su sue specifiche ) con una lap steel Gretsch-Syncromatic a sei corde, utilizzata con l'aiuto di un paio di effetti a pedale (tremolo e riverbero).

I brani eseguiti sulla lap steel sono di ampio respiro, aiutati dalle accordature aperte e spesso sospese. La steel guitar apre orizzonti evocativi: il suono etereo, riverberato e con tremolo mi ricorda vagamente Daniel Lanois. La loop station interviene anche qui e crea tessuti sonori anche complessi, ma forse la semplicita' non e' di casa per Kaki King, che improvvisa nuovi intrecci a ogni passaggio e finisce il brano al culmine delle parti sovrapposte. Il pubblico apprezza e le concede qualche brano cantato conuna voce molto dolce e sussurrata supportata da un arrangiamento molto semplice e efficace.

E' vero che gli americani hanno un approccio alla canzone che ha fatto scuola nel mondo, ma sentire un buon pezzo cantato fa sempre gran piacere e va riconosciuto a Kaki King di avere qualcosa da dire in questo senso.

La ragazza e' in continuo fermento artistico e sull'ultimo cd ha suonato con successo tutte le parti di batteria. Mi piace pensarla come un'artista in evoluzione, che a volte si accompagna con la chitarra, mentre altre utilizza lo strumento per cercare una forma musicale che forse e' ancora in embrione.
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