In piu' Kaki utilizza
una loop station per creare una base musicale composta dalla sovraincisione ciclica
di parti suonate anche in modo percussivo. Questo stratagemma ormai un po' inflazionato
crea curiosita' nel pubblico, ma spesso viene proposto in modo prolisso, facendo
calare la tensione dello spettacolo. Bisognerebbe proprio che qualcuno si inventasse
un modo diverso di dare varieta' alle performance suinate in "solo".
Kaki alterna la sua fida chitarra acustica ( un modello Adamas - Ovation che porta
la sua firma e costruita su sue specifiche ) con una lap steel Gretsch-Syncromatic
a sei corde, utilizzata con l'aiuto di un paio di effetti a pedale (tremolo e riverbero).
I brani eseguiti sulla lap steel sono di ampio respiro, aiutati dalle accordature
aperte e spesso sospese. La steel guitar apre orizzonti evocativi: il suono etereo,
riverberato e con tremolo mi ricorda vagamente Daniel Lanois. La loop station interviene
anche qui e crea tessuti sonori anche complessi, ma forse la semplicita' non e' di
casa per Kaki King, che improvvisa nuovi intrecci a ogni passaggio e finisce il brano
al culmine delle parti sovrapposte. Il pubblico apprezza e le concede qualche brano
cantato conuna voce molto dolce e sussurrata supportata da un arrangiamento molto semplice e efficace.
E' vero che gli americani hanno un approccio alla canzone che ha fatto scuola nel
mondo, ma sentire un buon pezzo cantato fa sempre gran piacere e va riconosciuto
a Kaki King di avere qualcosa da dire in questo senso.
La ragazza e' in continuo fermento artistico e sull'ultimo cd ha suonato con successo
tutte le parti di batteria. Mi piace pensarla come un'artista in evoluzione, che
a volte si accompagna con la chitarra, mentre altre utilizza lo strumento per cercare
una forma musicale che forse e' ancora in embrione. |